Se stai cercando una guida davvero completa sul Bando Botteghe dell’entroterra 2026 di Regione Liguria, qui trovi un contenuto pensato per coprire ogni informazione per il Bando e agevolarti, risponderemo alle domande più comuni e quelle più complesse come: cos’è, chi può accedere, quanto vale il contributo, spese ammissibili e non ammissibili, tutte le regole operative, come presentare domanda, documenti, tempi, graduatoria, e soprattutto l’elenco ufficiale completo dei Comuni ammessi.
Questo articolo è scritto con un’attenzione “da sportello”: dove il bando è chiaro, riportiamo il dato in modo semplice; dove una scelta può diventare un problema in istruttoria o in rendicontazione (ad esempio: cumulo aiuti, de minimis, spese borderline, preventivi, fatture), trovi avvertenze pratiche e indicazioni su cosa verificare prima di muoverti.
Fonti ufficiali (da tenere aperte mentre leggi):
Testo ufficiale del bando (PDF) + Allegato n.1 Comuni
Guida FILSE alla compilazione della domanda
Riepilogo “dati chiave”
- Cos’è: contributi a fondo perduto per sostenere investimenti delle piccole imprese commerciali in alcuni Comuni non costieri dell’entroterra ligure selezionati.
- Dotazione: € 912.060,00.
- Ripartizione risorse per provincia: Genova 52%, Savona 19%, Imperia 16%, La Spezia 13%.
- Domande: dal 10/02/2026 al 30/04/2026, esclusivamente online su Bandi on line (FILSE).
- Investimento ammissibile: minimo € 5.000 – massimo € 20.000 per attività.
- Contributo: 40% dell’investimento ammissibile, con incrementi alternativi (non cumulabili tra loro) fino a +10% (microcomuni ≤ 1.000 abitanti) o +15% (imprese under 35).
- Regime aiuti: de minimis (Reg. UE 2023/2831) e non cumulabile con altre agevolazioni sul medesimo investimento.
Bando Botteghe dell’entroterra 2026 Cos’è? (spiegato semplicemente)
Il Bando Botteghe dell’entroterra 2026 è una misura di Regione Liguria, gestita tramite FILSE, che concede un contributo a fondo perduto alle piccole imprese commerciali localizzate nei Comuni non costieri ammessi (entroterra), per sostenerne gli investimenti e aiutare la continuità di servizi essenziali nelle aree interne.
In concreto, non è un prestito e non è un “bonus generico”: è un contributo che si ottiene presentando una domanda con un programma di investimento coerente, documentato e rendicontabile. Il senso pratico è semplice: se lavori in un borgo e hai bisogno di rinnovare locali, migliorare attrezzature, introdurre strumenti digitali (entro i limiti previsti) o gestire scorte (sempre secondo regole puntuali), il bando copre una parte delle spese ammissibili.
Per chi fa impresa, la differenza la fa un dettaglio: non basta “essere una bottega”. Devi rientrare in categorie precise, avere requisiti formali e soprattutto essere in uno dei Comuni dell’Allegato n.1.
Servizi digitali e assistenza alla domanda: una precisazione importante sui tempi
Il bando consente di includere, tra le spese ammissibili, anche interventi legati al digitale, come la realizzazione o l’aggiornamento di un sito internet informativo e promozionale dell’attività. In questi casi, oltre all’aspetto tecnico, diventa centrale la corretta gestione della pratica: progetto, documentazione, preventivi, coerenza delle voci di spesa e caricamento sulla piattaforma FILSE.
Per questo è importante chiarire un punto spesso sottovalutato: l’assistenza non si improvvisa.
Se un’impresa decide di farsi supportare da un professionista (ad esempio per la parte digitale e per la gestione delle pratiche burocratiche connesse), è fondamentale muoversi con anticipo. La preparazione della documentazione necessaria – relazione tecnica, preventivi coerenti, verifiche di ammissibilità e impostazione corretta della domanda – richiede almeno 2–3 giorni di lavoro reale, anche nei casi più semplici.
Questo significa che contattare un consulente il giorno prima dell’apertura del bando non garantisce alcun “effetto bacchetta magica”. Nei bandi a sportello, inoltre, può accadere che le risorse si esauriscano rapidamente e che, già nelle prime ore o nei primi giorni, venga comunicata la sospensione dell’accettazione delle domande per eccesso di richieste.
Dal punto di vista operativo, una tempistica realistica per chi necessita di supporto esterno è la seguente:
- entro il 7 febbraio: contatto e valutazione preliminare del caso (ancora gestibile);
- 8–9 febbraio: fase già critica, con margini molto ridotti;
- 10 febbraio: apertura del bando, ma spesso troppo tardi per impostare correttamente una pratica da zero.
In altre parole: chi ha bisogno di assistenza deve muoversi prima, non per “avere corsie preferenziali”, ma per evitare errori, ritardi o esclusioni che possono compromettere l’intera domanda.
Ars Digitalia può occuparsi dell’intera pratica, dallo sviluppo del preventivo per i servizi digitali, fino alla presentazione della domanda e alla rendicontazione. Contattaci subito!
Bando Botteghe dell’entroterra 2026: budget, dotazione e ripartizione provinciale: cosa significa davvero
La dotazione complessiva della misura è € 912.060,00. La scheda ufficiale FILSE specifica che la dotazione è suddivisa per province in base alle seguenti percentuali: Genova 52%, Savona 19%, Imperia 16%, La Spezia 13%.
Perché questo punto è importante? Perché, quando una misura ha risorse finite, la ripartizione per provincia può incidere sulla “capienza” residua del plafond territoriale e quindi sulla competizione effettiva. Non è una promessa di finanziamento (nessun bando serio funziona così), ma è un’informazione utile per contestualizzare la probabilità di saturazione delle risorse.
Bando Botteghe dell’entroterra 2026, date ufficiali: quando aprono e quando chiudono le domande

Le domande si presentano dal 10 febbraio 2026 al 30 aprile 2026, esclusivamente online tramite la piattaforma Bandi on line gestita da FILSE.
Chiarimento fondamentale: se ti è capitato di leggere “entro il 10 febbraio”, sappi che il 10 febbraio è la data di apertura dello sportello, non la scadenza. La scadenza indicata nella documentazione ufficiale è il 30 aprile 2026, salvo eventuali aggiornamenti o proroghe che devono risultare unicamente sui canali ufficiali di Regione Liguria e FILSE.
Essendo un bando gestito a sportello, è sempre consigliabile non attendere gli ultimi giorni, perché la disponibilità delle risorse e l’operatività della piattaforma dipendono dal numero di domande presentate.
Bando Botteghe dell’entroterra 2026, chi può accedere: beneficiari ammessi
Possono richiedere il contributo le piccole imprese commerciali che esercitano le attività espressamente indicate dal bando. Le categorie ufficiali includono:
- Vendita al dettaglio in esercizi di vicinato.
- Somministrazione al pubblico di alimenti e bevande (esclusa la somministrazione a carattere temporaneo).
- Rivendita di generi di monopolio.
- Vendita di stampa quotidiana e periodica in punti vendita esclusivi.
- Rivendita di prodotti farmaceutici, specialità medicinali, dispositivi medici e presidi medico-chirurgici.
Se la tua attività “somiglia” a una di queste categorie ma non ne sei certo (per esempio per inquadramento preciso, autorizzazioni, tipologia di punto vendita o dettaglio normativo), la regola prudente è: verifica la corrispondenza con le definizioni del bando prima di impostare il progetto. Una domanda ben scritta non salva da un requisito mancante.
Bando Botteghe dell’entroterra 2026, requisiti delle imprese: la checklist “formale” che decide l’ammissibilità
Oltre a rientrare nelle attività ammesse, il bando prevede requisiti specifici “al momento della domanda”. In sintesi, devi aspettarti verifiche su:
- Iscrizione al Registro delle Imprese.
- Unità locale interessata dall’investimento ubicata nei Comuni ammessi e risultante dal Registro Imprese, nella legale disponibilità dell’impresa.
- Dimensione “piccola impresa” secondo i parametri UE richiamati (Allegato I Reg. UE 651/2014).
- Assenza di procedure concorsuali e condizioni ostative (secondo quanto riportato nel bando).
- Per gli esercizi di vicinato (vendita al dettaglio): requisito della superficie netta di vendita ≤ 150 mq.
- Obbligo assicurativo previsto dalla legge richiamata dal bando (da verificare se e come si applica al tuo caso, e soprattutto che sia in corso di validità alla domanda e all’erogazione).
Questa è una delle aree dove conviene essere “spietati” con sé stessi: se un requisito non torna, la soluzione non è “scrivere meglio”, ma mettersi in regola prima o capire se esiste un’alternativa diversa (altro bando, altra misura, altro investimento).
Bando Botteghe dell’entroterra 2026, comuni ammessi (elenco ufficiale completo) – Allegato n.1
Qui sotto trovi l’elenco integrale dei Comuni ammessi, così come riportato nell’Allegato n.1 del bando. Questo è il controllo più importante di tutti: se il Comune non è in elenco, il bando non si applica.
Nota pratica: l’Allegato n.1 è costruito per province (Genova, La Spezia, Savona, Imperia). In fondo, per Imperia, sono presenti anche Vessalico e Villa Faraldi nella pagina successiva dell’allegato.
Provincia di Genova – Comuni ammessi
- Avegno
- Bargagli
- Borzonasca
- Busalla
- Campoligure
- Casella
- Castiglione Chiavarese
- Ceranesi
- Cicagna
- Coreglia Ligure
- Crocefieschi
- Davagna
- Fascia
- Favale di Malvaro
- Fontanigorda
- Gorreto
- Isola del Cantone
- Leivi
- Lorsica
- Lumarzo
- Masone
- Mele
- Mezzanego
- Mignanego
- Moconesi
- Montebruno
- Montoggio
- Ne
- Neirone
- Orero
- Propata
- Rezzoaglio
- Ronco Scrivia
- Rondanina
- Rossiglione
- Rovegno
- San Colombano Cert.
- Santo Stefano d’Aveto
- Savignone
- Tiglieto
- Torriglia
- Tribogna
- Uscio
- Valbrevenna
- Vobbia
Provincia di La Spezia – Comuni ammessi
- Beverino
- Borghetto di Vara
- Brugnato
- Calice al Cornoviglio
- Carro
- Carrodano
- Maissana
- Pignone
- Riccò del Golfo
- Rocchetta Vara
- Sesta Godano
- Varese Ligure
- Zignago
Provincia di Savona – Comuni ammessi
- Altare
- Arnasco
- Balestrino
- Bardineto
- Bormida
- Cairo Montenotte
- Calice Ligure
- Calizzano
- Carcare
- Casanova Lerrone
- Castelbianco
- Castelvecchio R.B.
- Cengio
- Cosseria
- Dego
- Erli
- Garlenda
- Giustenice
- Giusvalla
- Magliolo
- Mallare
- Massimino
- Millesimo
- Mioglia
- Murialdo
- Nasino
- Onzo
- Orco Feglino
- Ortovero
- Osiglia
- Pallare
- Piana Crixia
- Plodio
- Pontinvrea
- Rialto
- Roccavignale
- Sassello
- Stella
- Stellanello
- Testico
- Toirano
- Urbe
- Vendone
- Vezzi Portio
- Zuccarello
Provincia di Imperia – Comuni ammessi
- Airole
- Apricale
- Aquila d’Arroscia
- Armo
- Aurigo
- Badalucco
- Bajardo
- Borghetto d’Arroscia
- Borgomaro
- Caravonica
- Castellaro
- Castelvittorio
- Ceriana
- Cesio
- Chiusanico
- Chiusavecchia
- Civezza
- Cosio d’Arroscia
- Diano Aretino
- Diano S. Pietro
- Dolceacqua
- Dolcedo
- Isolabona
- Lucinasco
- Mendatica
- Molini di Triora
- Montalto Carpasio
- Montegrosso Pian di Latte
- Olivetta San Michele
- Perinaldo
- Pietrabruna
- Pieve di Teco
- Pigna
- Pompeiana
- Pontedassio
- Pornassio
- Prelà
- Ranzo
- Rezzo
- Rocchetta Nervina
- S. Biagio della Cima
- Seborga
- Soldano
- Terzorio
- Triora
- Vallebona
- Vasia
- Vessalico
- Villa Faraldi
Quanto vale il contributo: percentuali, incrementi e “massimo ottenibile”
Il bando prevede un’agevolazione in forma di contributo a fondo perduto. I limiti di investimento sono molto chiari:
- Investimento minimo ammissibile: € 5.000,00.
- Investimento massimo ammissibile: € 20.000,00 (anche se il progetto complessivo è più alto, ai fini del contributo non si va oltre).
La misura base del contributo è 40% dell’investimento ammissibile.
La percentuale può essere incrementata (ma con una regola importante: se rientri in più incrementi, non si sommano tra loro; si applica solo quello più alto):
- +10% per imprese ubicate in Comuni con popolazione residente non superiore a 1.000 abitanti.
- +15% per imprese costituite da persone di età non superiore a 35 anni (con definizioni diverse a seconda della forma giuridica, indicate dal bando).
La scheda ufficiale FILSE aggiunge un’informazione utile per tradurre le percentuali in “ordine di grandezza”: il fondo perduto può arrivare fino a un massimo indicativo di € 11.000 (coerente con il tetto di investimento ammissibile e con l’incremento più alto applicabile).
Come si definisce “impresa under 35” (attenzione: non è uguale per tutti)
Il bando definisce l’under 35 in modo puntuale e diverso in base alla forma giuridica. Esempi (riassunti fedeli):
- Impresa individuale: età del titolare ≤ 35 anni alla data di spedizione della domanda.
- Società di persone o cooperative: età dei rappresentanti legali e di un numero prevalente di soci ≤ 35 anni.
- Società di capitali: età dei rappresentanti legali e di almeno 2/3 dei soci che detengono i 2/3 del capitale ≤ 35 anni.
Qui la precisione è tutto: se pensi di rientrare nell’incremento, controlla prima la compagine, le quote e le cariche. È il classico punto dove una “interpretazione” può diventare una contestazione in istruttoria.
Bando Botteghe dell’entroterra 2026 spese ammissibili: cosa puoi finanziare
Le spese ammissibili sono indicate al punto “Investimenti ammissibili” del bando. Qui conviene ragionare con una logica semplice: sono ammesse spese (al netto IVA) che hanno una relazione necessaria con l’attività dell’impresa, e che rientrano nelle tipologie previste.
Il bando distingue due grandi famiglie, dato che non tutte le attività ammesse possono usufruire di tutte le voci:
- Attività “a) e b)” (esercizi di vicinato e somministrazione): hanno un perimetro che include anche acquisto di beni destinati alla vendita/somministrazione (scorte) oltre a edilizia e beni strumentali.
- Attività “c) d) e)” (monopoli, edicole, farmaceutico): hanno un perimetro più “centrato” su edilizia e beni strumentali/tecnologie, secondo le voci indicate.
1) Interventi di carattere edilizio (sui locali)
Sono ammissibili spese (al netto IVA) per interventi edilizi che riguardano l’unità locale dove si esercita l’attività, inclusi vani tecnici e locali accessori, e riconducibili alla disciplina regionale richiamata dal bando.
Traduzione operativa: lavori “sensati” e coerenti con un punto vendita o un’attività di somministrazione (adeguamenti funzionali, miglioramenti degli spazi, interventi tecnici), ma sempre descritti e documentati in modo che siano rendicontabili e chiaramente collegati all’iniziativa finanziata.
2) Impianti, arredi, attrezzature “nuovi di fabbrica”
Sono ammissibili spese per impianti, arredi e attrezzature nuovi di fabbrica e per la loro installazione, nei termini indicati dal bando (definizioni incluse: cosa significa “nuovo di fabbrica”, e chi può vendere cosa).
Questo è un punto dove conviene essere metodici: il bando è molto attento a chi fattura e come. In fase di rendicontazione, la provenienza e la tracciabilità contano quanto l’oggetto acquistato.
3) Software, licenze, tecnologie innovative e sito internet “vetrina”
Il bando ammette spese per software e relative licenze d’uso, tecnologie innovative a supporto dell’attività e la realizzazione di siti internet ad esclusivo carattere conoscitivo/pubblicitario. La scheda FILSE chiarisce anche un confine importante: è escluso l’e-commerce come destinazione del sito finanziato.
Qui si apre un tema che, per le botteghe dei borghi, vale oro: un sito “semplice” ma fatto bene non serve a vendere online come un grande e-commerce; serve a farti trovare, spiegare cosa fai, aggiornare orari e servizi, e diventare il punto di appoggio per la presenza su Maps e per le ricerche “d’intento” (turisti, residenti, escursionisti, seconde case). Nessuno vieta successivamente di trasformarlo in un-ecommerce-
Se vuoi lavorare su un’impostazione digitale più ampia (non solo il sito, ma anche misurazione, contenuti, reputazione e canali), ti può essere utile la pagina di contesto web marketing turistico, perché molte botteghe dell’entroterra vivono di un mix di domanda locale e micro-domanda turistica (weekend, cammini, eventi, sagre).
4) Acquisto scorte / beni destinati alla vendita o somministrazione (solo in certe condizioni)
Per alcune tipologie di imprese (in particolare quelle del perimetro “esercizi di vicinato” e “somministrazione”), il bando ammette l’acquisto di una determinata quantità di beni destinata in modo esclusivo alla vendita al dettaglio e/o alla somministrazione, con un vincolo chiave: l’acquisto deve essere diretto dal produttore o dal commerciante all’ingrosso.
Questo è il classico punto dove una scelta “comoda” (fornitore non coerente, fatturazione non allineata, beni non esclusivi, documentazione incompleta) può creare problemi. Se vuoi usare questa voce, progetta prima la filiera: da chi compro, come documento, come dimostro la destinazione esclusiva.
Spese NON ammissibili: dove si sbaglia più spesso
Il bando include un elenco di spese non ammissibili. Qui non è utile “riscrivere tutto” a memoria: conviene usare una logica pratica e ricordare i blocchi che generano più errori in fase di domanda o rendicontazione.
Ecco alcuni esempi significativi che emergono chiaramente dal testo (e che, nella pratica, sono tra i più insidiosi):
- Usato / non nuovo di fabbrica per impianti, arredi e attrezzature (il bando richiede “nuovi di fabbrica”).
- Beni destinati alla vendita acquistati da soggetti non coerenti con le regole (ad esempio non direttamente da produttore o grossista, quando la voce lo impone).
- Acquisti/fatture legati a rapporti di affiliazione commerciale o catene di fatturazione non ammesse (attenzione: il bando disciplina esplicitamente alcune casistiche).
- Fatturazioni da soggetti “non corretti” rispetto alla tipologia di spesa (produttore/grossista/rivenditore autorizzato/impresa edile, a seconda della voce).
Morale operativa: prima di comprare, chiediti “se domani dovessi dimostrare questa spesa a un controllo, ho la filiera giusta e i documenti giusti?”. Se la risposta è incerta, fermati e verifica sul testo.
Regole operative che decidono la riuscita dell’accesso al bando
Ci sono regole che, se ignorate, fanno saltare domande anche “belle” sulla carta. Le più importanti, perché ricorrenti, sono queste.
Pagamenti tracciabili: non è un dettaglio
Il bando limita le modalità di pagamento ammissibili: sono previste forme tracciabili (bonifico, Ri.Ba., RID, carta di credito aziendale) a valere su conti intestati all’impresa. Questo significa che “pagamenti creativi” o non perfettamente riconducibili possono diventare un problema.
Per alcune imprese il progetto deve includere “almeno due interventi”
Il bando prevede una regola strutturale: per le imprese delle categorie “esercizi di vicinato” e “somministrazione”, il progetto deve essere articolato su almeno due tra le tipologie di intervento ammesse per quel perimetro. Per le altre categorie previste (monopoli, edicole, farmaceutico), la regola può essere diversa (almeno uno dei due interventi previsti per il loro perimetro).
Questo cambia il modo in cui costruisci il progetto: non basta “rifare una cosa sola”, devi comporre un investimento coerente che rispetti la struttura richiesta.
Attenzione all’avvio dell’investimento: non partire “prima” se non sai cosa stai facendo
Il testo del bando indica che, in generale, l’investimento non deve essere avviato prima della presentazione della domanda, e richiama elementi come la data di emissione delle fatture come rilevanti. Questo è un passaggio delicato: se inizi prima senza rispettare le condizioni, rischi di rendere non ammissibili alcune spese.
Se hai urgenze reali (impianti da mettere a norma, guasti, lavori indispensabili), la cosa corretta è: leggere il punto specifico del bando e, se necessario, chiedere chiarimenti tramite i canali ufficiali prima di muoverti.
Come presentare domanda passo passo
La domanda deve essere redatta esclusivamente online accedendo al sistema Bandi on line di FILSE, compilata in ogni parte, completa di documentazione, firmata digitalmente (formato PDF.p7m) e inviata tramite la procedura telematica nel periodo previsto: dal 10 febbraio 2026 al 30 aprile 2026 incluso.
Operativamente, il flusso che funziona quasi sempre è questo (senza salti):
- Step 1: verifica requisiti (categoria attività + Comune Allegato n.1 + dimensione impresa + superficie se esercizio di vicinato).
- Step 2: definisci il progetto rispettando la struttura (per alcune categorie: almeno due interventi).
- Step 3: raccogli documenti e preventivi coerenti (attenzione a chi emette fattura e alla filiera ammessa).
- Step 4: predisponi firma digitale valida e PEC funzionante (se richieste/necessarie per le comunicazioni).
- Step 5: compila online senza “buchi” e carica gli allegati nel formato richiesto.
- Step 6: invia e conserva ricevute, protocolli e una copia completa della domanda inviata.
La guida ufficiale FILSE alla compilazione è utile perché spesso chiarisce aspetti pratici (formati, caricamenti, errori tipici, firma). Se non l’hai letta, farlo prima dell’invio ti evita gran parte dei problemi “banali”.
Guida FILSE alla compilazione della domanda
Prima di inviare: 10 controlli che evitano errori
- Orari di invio: oltre alle date di apertura/chiusura, verifica gli orari effettivi di presentazione sulla piattaforma (molti bandi accettano invii solo in precise fasce orarie feriali).
- Identità digitale (SPID/CIE) e accessi: non aspettare l’ultimo giorno. Verifica che chi compila e chi firma abbiano accesso funzionante e credenziali attive.
- Marca da bollo: se prevista, gestiscila nel modo richiesto (acquisto, applicazione e conservazione della prova). È una causa banale di intoppi quando manca o è documentata male.
- Una sola domanda per impresa: se hai più unità locali, verifica come inserirle correttamente nella domanda (e ricordati che in genere non si inviano più domande “separate”).
- Avvio investimento: prima di emettere ordini o far partire lavori, chiarisci cosa il bando considera “avvio” e se esistono eccezioni applicabili al tuo caso.
- CUP in fattura: quando richiesto, accertati che fornitori e consulenti sappiano gestirlo prima dell’emissione dei documenti di spesa.
- Libro cespiti: per i beni strumentali di norma serve la corretta iscrizione tra i cespiti (con l’eccezione di eventuali voci specifiche come le scorte, se ammesse dal bando).
- Scorte/merci (se previste): oltre ai vincoli sul fornitore (produttore/grossista ecc.), verifica che i codici ATECO e l’inquadramento dell’unità locale siano coerenti con la rivendita/somministrazione.
- Spese chiaramente escluse: attenzione a voci tipiche non ammesse come leasing/locazione finanziaria, permute, beni usati e siti e-commerce quando il bando consente solo “vetrine” informative.
- De minimis: prima di inviare, ricostruisci gli aiuti già ricevuti dalla tua “impresa unica” (non solo la singola partita IVA) e verifica che non superino i limiti applicabili.
Se vuoi un approccio davvero sicuro: prepara un fascicolo “da rendicontazione” ancora prima della domanda (documenti, preventivi, filiera fornitori, pagamenti, e regole CUP/bollo). La rendicontazione si vince prima di iniziare.
Documenti: cosa preparare prima di aprire la piattaforma (checklist “anti-rigetto”)
Il bando elenca la documentazione obbligatoria. Alcuni elementi ricorrono in modo esplicito e sono centrali per l’istruttoria, tra cui:
- Relazione tecnica sull’organizzazione dell’impresa e sul programma di investimenti.
- Documentazione economica del programma (preventivi/fatture dove previsto; per edilizia, anche riferimenti tecnici come computi metrici quando richiesti).
- Planimetrie e documenti tecnici se l’investimento comprende opere su locali/impianti (stato di fatto e progetto, ove necessario).
- Dichiarazioni sul regime de minimis e sugli aiuti, secondo la modulistica prevista.
La chiave è questa: prepara un “fascicolo” prima di compilare. Compilare e poi inseguire i documenti è uno dei modi più rapidi per arrivare lunghi, confusi, o caricando allegati sbagliati.
De minimis, cumulo, rendicontazione: la sezione “legalità e policy” da leggere con calma
Questa è la parte che tutela davvero la tua domanda, perché è quella dove gli errori costano: inammissibilità, tagli sulle spese, o revoca.
Regime “de minimis” (Reg. UE 2023/2831): cosa comporta
Il bando specifica che il contributo è concesso nei limiti del regime de minimis (Regolamento UE 2023/2831). In pratica, significa che l’aiuto rientra in un perimetro europeo con limiti e obblighi dichiarativi. Se la tua impresa ha già ricevuto altri aiuti de minimis, questo punto va verificato con attenzione prima di inviare la domanda.
Cumulo: non è cumulabile sul medesimo investimento
Il bando indica che il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni concesse dallo Stato, dalla Regione o da altri Enti sul medesimo investimento. È un punto che spesso viene sottovalutato, perché “cumulo” non vuol dire solo “ho due bandi”, ma anche “sto finanziando la stessa spesa con due fonti”.
Erogazione e rendicontazione: come ragiona davvero il bando
Il bando descrive l’erogazione del contributo in relazione all’ultimazione dell’investimento e alla produzione della documentazione prevista, con possibilità di controlli e ispezioni. Inoltre prevede obblighi di conservazione documentale e mantenimento dei beni per un periodo indicato.
Traduzione pratica: devi essere in grado di dimostrare ogni spesa con documenti corretti, pagamenti tracciabili, fatture coerenti e, se richiesto, relazioni tecniche e autorizzazioni. Se vuoi “andare sul sicuro”, costruisci il progetto già pensando alla rendicontazione, non solo al beneficio.
Idee di investimento “intelligenti” e coerenti con il bando
Una buona domanda non è quella che “chiede il massimo”, ma quella che presenta un investimento coerente, necessario e documentabile. Ecco alcune combinazioni di interventi che, per molte botteghe dell’entroterra, hanno senso e stanno dentro le tipologie previste.
Scenario A – Negozio di vicinato: punto vendita più efficiente + scorte più solide
Interventi tipici coerenti: micro-adeguamenti del locale (funzionalità, sicurezza, gestione spazi), nuove attrezzature e arredi (esposizione, conservazione, operatività), e scorte acquistate secondo la filiera ammessa. Il focus qui è rendere la bottega più affidabile per la domanda locale (e spesso anche per i picchi stagionali turistici).
Scenario B – Bar o somministrazione: qualità del servizio + strumenti + “presenza digitale essenziale”
Interventi tipici coerenti: interventi sul locale e impianti, attrezzature nuove di fabbrica, software/licenze dove servono, e sito vetrina per orari, menù, contatti, eventi. In molti borghi, un “sito semplice ma pulito” e una presenza informativa coerente sono la differenza tra essere scelti o ignorati quando un visitatore cerca “bar aperto ora” o “dove mangiare” nei dintorni.
Scenario C – Edicola / monopoli / farmaceutico: locale più funzionale + tecnologia e organizzazione
Interventi tipici coerenti: adeguamenti del locale, arredi/attrezzature nuovi, software e licenze, tecnologie di supporto. Qui la parola chiave è “organizzazione”: meno attrito nelle operazioni quotidiane, più solidità del presidio.
Se il tuo obiettivo è anche migliorare la domanda “esterna” (turisti, weekend, seconde case), vale la pena impostare l’investimento digitale come base e poi costruire sopra un sistema. In quel caso, quando i limiti del fai-da-te emergono (misurazione, UX, contenuti, integrazioni), ha senso guardare a un approccio più strutturato come quello descritto in servizi per le strutture ricettive (metodo, tracciamento, strategia, ottimizzazione continua) e ai pillar di disintermediazione, che spiegano bene la logica “ridurre sprechi e aumentare quota diretta nel tempo”: disintermediazione hotel e prenotazioni dirette e disintermediazione per B&B e case vacanza.
Checklist operativa: cosa fare oggi, questa settimana, questo mese
Cosa fare oggi (1–2 ore)
- Controlla se il tuo Comune è nell’Allegato n.1.
- Verifica che la tua attività sia una delle categorie ammesse (a–e) e che tu rispetti i requisiti base.
- Decidi che tipo di interventi vuoi fare (edilizia, attrezzature, software, sito vetrina, scorte dove possibile).
Cosa fare questa settimana (per arrivare pronti)
- Raccogli preventivi coerenti (e da fornitori corretti per la voce di spesa).
- Imposta una bozza di relazione tecnica semplice: “cosa faccio, perché serve, cosa migliora”.
- Controlla firma digitale e PEC (validità e accesso).
- Verifica se hai già aiuti in de minimis e se possono influire (qui, se hai dubbi, meglio chiarire prima).
Cosa fare questo mese (per ridurre rischi in istruttoria)
- Rendi il progetto “rendicontabile”: elenco spese, documenti, pagamenti, tempi.
- Allinea le scelte alla regola “almeno due interventi” dove prevista.
- Prepara una cartella unica con tutti gli allegati, già nominati in modo chiaro (riduce errori in upload).
- Leggi la Guida FILSE alla compilazione, soprattutto se è la tua prima domanda su piattaforma.
FAQ operative
Quando apre e quando chiude il bando?
Le domande si presentano dal 10 febbraio 2026 al 30 aprile 2026, tramite la piattaforma Bandi on line di FILSE.
Quindi “entro il 10 febbraio” è corretto?
No: il 10 febbraio è la data di apertura. La scadenza indicata è 30 aprile 2026 (salvo aggiornamenti ufficiali).
Qual è la dotazione finanziaria totale?
La dotazione è € 912.060,00.
Come sono ripartite le risorse per provincia?
Secondo la scheda FILSE: Genova 52%, Savona 19%, Imperia 16%, La Spezia 13%.
Chi può accedere al bando?
Le piccole imprese commerciali che rientrano nelle categorie ammesse (vicinato, somministrazione, monopolio, edicole esclusive, farmaceutico/dispositivi) e che hanno unità locale in uno dei Comuni non costieri ammessi.
Il mio Comune è ammesso?
Fa fede solo l’elenco nell’Allegato n.1. In questa guida trovi l’elenco completo per provincia.
Qual è l’investimento minimo e massimo ammissibile?
Minimo € 5.000, massimo € 20.000 di investimento ammissibile.
Quanto copre il contributo?
Il contributo base è 40% dell’investimento ammissibile, con incrementi alternativi: +10% (Comuni ≤ 1.000 abitanti) oppure +15% (imprese under 35), applicando solo l’incremento più alto se se ne possiedono più di uno.
Posso ottenere sia l’incremento microcomune che l’incremento under 35?
No: se un’impresa possiede i requisiti per più incrementi, il bando prevede che si applichi solo quello più alto.
Il bando finanzia un sito web?
Sì, sono ammesse spese per siti internet ad esclusivo carattere conoscitivo/pubblicitario. La scheda FILSE specifica che è escluso l’e-commerce.
Posso usare i fondi per campagne Google/Meta o social media management?
La scheda FILSE evidenzia la voce “sito internet conoscitivo/pubblicitario” e non include esplicitamente campagne ADV o gestione social tra le voci principali. Se per te è un punto cruciale, va verificato nel testo del bando e nei chiarimenti ufficiali prima di impostare la spesa.
Le scorte/merci sono ammesse?
Sì, per alcune tipologie di attività il bando ammette l’acquisto di beni destinati esclusivamente alla vendita o alla somministrazione, con vincoli precisi (ad esempio acquisto diretto da produttore o grossista, a seconda della voce).
Serve la firma digitale?
Sì: la domanda deve essere firmata digitalmente dal legale rappresentante, in corso di validità, secondo le modalità indicate nel bando.
Dove si presenta la domanda?
Esclusivamente online sul sistema Bandi on line di FILSE (accesso tramite siti indicati nel bando).
Posso iniziare i lavori prima di presentare domanda?
Il bando indica che, in generale, l’investimento non deve essere avviato prima della presentazione della domanda, con riferimenti operativi (ad esempio alle fatture). Se hai dubbi o casi particolari, verifica il punto specifico nel testo ufficiale prima di muoverti.
Che pagamenti sono ammessi?
Il bando prevede modalità tracciabili (bonifico, Ri.Ba., RID, carta di credito aziendale) su conti intestati all’impresa beneficiaria.
Il contributo è cumulabile con altri bandi?
Il bando specifica che il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni concesse sul medesimo investimento e opera nei limiti del regime de minimis.
Cosa significa “de minimis” in questo bando?
Significa che l’aiuto rientra nel regime UE de minimis (Reg. UE 2023/2831) con limiti e obblighi dichiarativi. Se hai già ricevuto de minimis, è un punto da verificare prima dell’invio.
Quali sono gli errori più comuni che portano a rigetto o tagli sulle spese?
Spese fuori perimetro, fornitori non coerenti con la voce (filiera fatturazione), acquisti di beni non “nuovi di fabbrica” quando richiesto, pagamenti non tracciabili o non riconducibili ai conti aziendali, documentazione incompleta o non conforme ai formati richiesti, avvio investimento prima della domanda senza rispettare le condizioni del bando.
Ci sono orari specifici per l’invio della domanda?
Sì: oltre al periodo di apertura/chiusura, la piattaforma può accettare invii solo in determinate fasce orarie feriali. Controlla sempre la fascia oraria indicata nella documentazione/portale prima dell’ultimo giorno.
Serve SPID o CIE per accedere?
Sì, normalmente l’accesso avviene tramite identità digitale (SPID/CIE) secondo le modalità della piattaforma. Verifica credenziali e deleghe con anticipo: i problemi di accesso all’ultimo minuto sono tra i più frequenti.
È prevista l’imposta di bollo (marca da € 16)?
Se prevista, va assolta nelle modalità richieste e la relativa prova va conservata correttamente. È un dettaglio amministrativo, ma può bloccare la pratica se gestito male.
Posso presentare più domande se ho più punti vendita?
In genere è ammessa una sola domanda per impresa, eventualmente riferita anche a più unità locali: verifica come il bando consente di indicarle e documentarle.
Cos’è il CUP e perché è così importante in fattura?
Il CUP è un codice che identifica il progetto finanziato. Quando il bando lo richiede, deve risultare correttamente indicato nei titoli di spesa secondo le regole previste: se manca o è errato, la spesa può non essere riconosciuta.
I beni acquistati devono finire nel “libro cespiti”?
Per i beni strumentali, di norma sì: devono essere contabilizzati correttamente come cespiti, secondo le regole applicabili. Alcune voci (come le scorte, se ammesse) seguono invece logiche diverse.
Le scorte sono ammesse: devo controllare anche i codici ATECO?
Sì, se usi la voce scorte/beni destinati alla vendita o somministrazione, oltre ai vincoli sul fornitore devi verificare che l’attività e l’unità locale siano coerenti anche a livello di inquadramento (es. codici ATECO) alla data di domanda.
Posso comprare attrezzature in leasing o con permuta?
Di regola queste modalità sono spesso escluse nei bandi (leasing/locazione finanziaria, permute). Se stai valutando forme “non standard”, verifica nel testo ufficiale prima di impegnarti.
Il bando copre un sito e-commerce?
No: se il bando consente solo un sito “vetrina” informativo/pubblicitario, l’e-commerce è escluso. Se vuoi vendere online, quella parte deve stare fuori dal perimetro finanziato.
De minimis: cosa devo verificare prima di inviare?
Devi ricostruire gli aiuti “de minimis” già ricevuti dall’impresa unica (non solo dalla singola partita IVA) e verificare che resti capienza rispetto ai limiti applicabili. Se hai dubbi, meglio chiarire prima dell’invio: dopo può diventare un problema in istruttoria.
Nota “legalità & rischio”: 5 cose che possono far saltare la spesa (anche a progetto approvato)
Questa sezione non è “terrorismo psicologico”: è ciò che, nella pratica, genera più spesso tagli sulle spese, inammissibilità o revoche. Se vuoi stare davvero tranquillo, usa questa checklist prima di ordinare beni o avviare lavori.
- CUP sui titoli di spesa (fatture): quando richiesto, il codice CUP deve risultare correttamente riportato nei documenti di spesa. Se manca o è gestito male, la spesa può non essere riconosciuta. Prima di pagare, verifica sempre come deve comparire in fattura e come gestire eventuali casistiche particolari.
- Fornitori “collegati” o filiere non ammesse: attenzione a fatture emesse da soggetti con legami societari/di controllo, parentela o situazioni che il bando esclude. Anche quando la spesa è “vera”, la provenienza può renderla non ammissibile.
- Cumulo sul medesimo investimento: non significa solo “due bandi”: significa anche stessa spesa coperta da due fonti. Se stai usando altre agevolazioni, separa con precisione le spese e conserva la prova di non sovrapposizione.
- Pagamenti tracciabili e coerenti: pagare “in modo creativo” (conti non intestati all’impresa, strumenti non ammessi, causali poco chiare, pagamenti spezzati senza logica) è uno dei motivi più comuni di contestazione in rendicontazione.
- Avvio investimento prima della domanda: in generale è un tema delicato. Se hai urgenze (guasti, adeguamenti, lavori non rinviabili), prima di muoverti controlla con attenzione cosa il bando considera “avvio” (date documenti, fatture, ordini) e le eventuali eccezioni previste.
Consiglio operativo: se uno di questi punti ti è anche solo “poco chiaro”, non interpretare: rientra nel testo ufficiale e, se serve, chiedi chiarimenti tramite i canali ufficiali. È molto più economico chiarire prima che sistemare dopo.
Disclaimer legale (trasparenza e tutela)
Questa guida è basata su fonti ufficiali (scheda FILSE, testo del bando e allegati). Non sostituisce consulenza legale, fiscale o tecnica. Per aspetti come de minimis, cumulo, requisiti societari per under 35, avvio dell’investimento, rendicontazione e documentazione, fa fede il testo ufficiale e possono essere necessari approfondimenti sul tuo caso specifico. Le regole dei bandi possono essere aggiornate: prima di presentare domanda, verifica sempre sui canali ufficiali indicati a inizio articolo.